Il segnale tecnico più atteso dell'anno è arrivato con la chiusura settimanale del 20 settembre: Bitcoin ha terminato la settimana a 81.159 dollari, circa il 3% sopra la media mobile a 50 settimane, ferma a 78.786 dollari. È il primo close settimanale sopra quella media in 45 settimane, cioè da ottobre 2025, quando il prezzo viaggiava sui massimi storici di 126.198 dollari. Per Galaxy Research il recupero della media a 50 settimane segnala che il minimo del mercato orso è alle spalle, ed è questa lettura ad aver innescato la reazione: lunedì 21 settembre il prezzo è salito fino a 85.257 dollari, con un balzo del 5,3% in 24 ore e il primo superamento degli 84.000 dollari dal 31 gennaio.
Dal tetto degli 82.000 dollari ai massimi di maggio
Il movimento ha un significato preciso, perché ha rotto due resistenze che bloccavano il prezzo da mesi: il tetto degli 82.000 dollari, che tra fine agosto e inizio settembre aveva respinto ogni tentativo di rialzo (massimo a 82.283 dollari il 3 settembre, poi ritorno verso i 79.000), e i massimi di maggio. Nel corso della seduta gli operatori hanno parlato di un ritorno del mercato in modalità risk-on, dopo settimane dominate dai timori sui rendimenti dei titoli di Stato e sul possibile irrigidimento delle banche centrali.
La spinta è stata amplificata dal posizionamento. Sopra gli 85.000 dollari il mercato ha dovuto chiudere le scommesse al ribasso: nell'ora del breakout sono state liquidate posizioni per 271,83 milioni di dollari sull'intero mercato delle criptovalute, di cui appena 9,53 milioni long, e Bitcoin da solo ne ha assorbito 218,55 milioni. Sulle 24 ore le liquidazioni hanno raggiunto 599,15 milioni di dollari, coinvolgendo 127.304 trader. È la meccanica tipica dello short squeeze: acquisti forzati di chi era posizionato al ribasso, non denaro nuovo che entra nel mercato.
Etf, Strategy e la domanda che c'è davvero
La domanda istituzionale, però, ha risposto. Lunedì 21 settembre gli Etf spot statunitensi hanno registrato afflussi netti per 999 milioni di dollari, la miglior giornata dal 6 ottobre 2025: BlackRock IBIT ha raccolto 381 milioni, ARK 21Shares 289 milioni e Fidelity 239 milioni, il 91% del totale, per circa 11.530 Bitcoin assorbiti. Secondo l'analista di Bloomberg Eric Balchunas buona parte di quegli acquisti era stata eseguita il 18 settembre, quando il prezzo saliva da 76.400 a 80.900 dollari: denaro paziente, non inseguimento del rialzo. Sopra gli 86.000 dollari l'investitore medio degli Etf è tornato in profitto per la prima volta da gennaio.
Sul fronte corporate si è mossa Strategy, che ha comprato 950 Bitcoin per circa 76 milioni di dollari e ha riacquistato 174 milioni di dollari di azioni privilegiate, portando le riserve a 846.000 Bitcoin, per un controvalore di circa 74 miliardi di dollari. Non tutta la domanda è solida allo stesso modo: nella settimana chiusa il 18 settembre i flussi verso gli Etf sono stati un pareggio, con un saldo netto di appena 6,2 milioni di dollari, dopo i 450 milioni usciti martedì 15 e i 296 milioni di mercoledì 16, i due giorni in cui il Senato ha bloccato il CLARITY Act e la Fed ha alzato i tassi al 3,75-4%.
Il test dei prossimi giorni
La parte più delicata è arrivata subito. Mercoledì il prezzo aveva superato gli 87.000 dollari su Binance in mattinata; poche ore dopo il flash Pmi composito degli Stati Uniti è salito a 58,4 da 56,0, il ritmo più rapido dal luglio 2021, con i costi degli input ai massimi da ottobre 2022 per effetto dell'energia. Il rendimento del Treasury a 10 anni è passato al 5,058% dal 4,96% e Bitcoin è scivolato sotto gli 84.000 dollari, per poi girare giovedì intorno agli 83.300 dollari, circa il 3% sotto la chiusura precedente, con il petrolio in risalita verso i 94 dollari e i future sul Nasdaq in calo. La combinazione che aveva sostenuto il rialzo, petrolio sotto i 100 dollari e rendimenti in discesa, si è invertita proprio nei giorni in cui il breakout andava difeso.
Perché il segnale del 20 settembre diventi una tendenza serve un close settimanale sopra gli 85.000 dollari nella settimana che si chiude il 27 settembre; sopra, i riferimenti sono la chiusura 2025 a 87.498 dollari, il livello che riporterebbe il 2026 in territorio positivo, e il massimo di gennaio a 94.820 dollari. Sotto, la soglia che annullerebbe tutto è la media a 50 settimane a 78.786 dollari. Nel mezzo c'è un dettaglio da tenere d'occhio: ogni nuovo acquisto a questi prezzi alza il prezzo medio di carico degli investitori degli Etf, quindi chi è in profitto oggi lo resta solo se il prezzo sale più in fretta del denaro che entra. La struttura tecnica è cambiata con una data precisa, il 20 settembre; adesso il mercato deve dimostrare che quel cambio di regime regge anche quando gli short non hanno più nulla da chiudere.
Fonti