Il consumo di una grande città
Nel 2030 i data center dell'area milanese potrebbero consumare circa 6 terawattora di elettricità all'anno. È quanto usano, secondo le stime, oltre due milioni di famiglie italiane: circa cinque milioni di persone, più di tre volte gli abitanti di Milano. Un consumo che non esiste ancora, ma che la somma di progetti già avviati e in valutazione rende plausibile entro la fine del decennio, e che mette la città in una corsa senza precedenti con la rete elettrica e il territorio.
Quelli che ci sono e quelli che arrivano
La prima mappatura dei data center nella Città metropolitana di Milano, realizzata dal progetto ProdAction del Politecnico di Milano, fotografa la situazione: 33 impianti attivi sui 49 totali in Lombardia, distribuiti su 32 comuni, con una potenza nominale di circa 414 megawatt, il 68% del totale nazionale. Altri 10 sono in costruzione con apertura attesa tra il 2028 e il 2029: aggiungeranno 318 megawatt, quasi un raddoppio. E 23 progetti sono in valutazione presso gli enti locali, con potenze medie di circa 80 megawatt e punte fino a 300. Sono loro, molto più grandi degli attuali, a concentrare la domanda futura: se anche solo parte dei progetti si concretizza, la potenza installata nell'area può superare il gigawatt nei prossimi anni. Sulla domanda complessiva pesa l'intelligenza artificiale: a livello globale, secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, i data center hanno consumato circa 415 terawattora nel 2024 e potrebbero arrivare a circa 945 nel 2030.
La rete che deve stare dietro
Milano concentrerà il consumo, ma parte dell'energia arriverà dal resto d'Italia attraverso la rete nazionale. Terna, il gestore della rete di trasmissione, sta già progettando in Lombardia 27 nuove stazioni elettriche legate alle richieste di connessione dei data center: 5 già autorizzate, 8 in fase autorizzativa e 14 ancora in progettazione. La potenza complessivamente associata alle richieste è di 14.238 megawatt, oltre 14 gigawatt: va letta con cautela, perché le domande di connessione non si traducono tutte in impianti reali, ma dà la misura della pressione sul territorio. Terna sta inoltre aumentando la capacità di trasporto verso il Nord, dove si addensa la domanda, aggravando lo squilibrio con il Sud, dove è installata una parte crescente della produzione rinnovabile.
La politica accelera
La scelta di fare dell'hinterland milanese una capitale europea dei dati porta nomi e cognomi. La Regione guidata da Attilio Fontana ha approvato all'inizio di giugno la legge 11 del 3 giugno 2026 sulle regole d'insediamento dei centri dati: prioritari gli insediamenti nelle aree industriali dismesse, comprese cave e miniere non più attive, qualifica di destinazione urbanistica produttiva per i centri dati oltre 5 megawatt, premialità per il recupero del calore nei sistemi di teleriscaldamento e una cabina di regia permanente per il monitoraggio. A giugno, poi, il ministro delle Imprese Adolfo Urso e Fontana hanno creato un gruppo di contatto Governo-Regione per accelerare i progetti strategici e coordinare le dichiarazioni di interesse nazionale. Il Governo Meloni ne ha già dichiarati alcuni: i tre campus di EdgeConneX a Bertonico, Opera e Settimo Milanese, un investimento di circa 3 miliardi di euro per oltre 300 megawatt di capacità, con la possibile nomina di un commissario straordinario che rilasci un'autorizzazione unica anche tramite ordinanze in deroga.
Il nodo dell'acqua
Poi c'è il raffreddamento. La legge regionale dà priorità alle soluzioni che escludono i prelievi dagli acquedotti, dalle risorse destinate all'uso potabile o irriguo e da fiumi e laghi tutelati, puntando su acque non pregiate, riciclo e sistemi più efficienti. Ma oggi non esiste un piano complessivo che dica quale acqua useranno decine di data center, da quale depuratore arriverà, attraverso quali condotte e quanta ne servirà. Un'inchiesta del 2026 su acqua e data center ricorda che il consumo dipende da clima, tecnologia, carico e fonte di approvvigionamento, e che l'Unione europea raccoglie indicatori dettagliati sugli impianti da 500 kilowatt in su ma pubblica solo dati aggregati: né un comune né un cittadino possono conoscere i valori del vicino che sta per sorgere accanto a casa.
Gli impatti cumulativi restano senza contorno
Manca anche una valutazione completa dell'effetto cumulativo su acqua, energia, suolo, temperatura e rumore. Il punto non è teorico: la Regione ha già bocciato un maxi progetto tra Settimo Milanese e Cornaredo, il campus D4 Data Center MIL1 sull'area ex Italtel, perché la documentazione ambientale non permetteva di valutarne fino in fondo gli impatti. La commissione tecnica regionale, a giugno, aveva parlato di carenze e incongruenze metodologiche: impossibile confrontare gli impatti della parte già realizzata con quelli delle opere da costruire, impatto sulla qualità dell'aria sottostimato in un territorio già ricco di impianti analoghi, oltre 3,8 milioni di litri di gasolio stoccati sopra una falda superficiale. La legge regionale prevede una cabina di regia proprio per valutare gli impatti cumulativi di energia, prelievi idrici, suolo e isole di calore, ma le decisioni si vedrà se e quando arriveranno: intanto i progetti continuano ad accumularsi molto più rapidamente del quadro che dovrebbe ordinarli.
Fonti