Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato venerdì 28 agosto su Truth Social un accordo con il Venezuela che, secondo la Casa Bianca, assegna a Washington il controllo maggioritario su oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere provate, circa un quinto del patrimonio petrolifero venezuelano, definendo l'intesa "il più grande accordo petrolifero della storia del mondo". Secondo un funzionario statunitense citato dalla CBS News, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha concesso a una joint venture privata una concessione centennale per operare nei giacimenti che rappresentano quei 65 miliardi di barili: il governo americano controllerebbe il 55% della società, con una quota di capitale e il diritto di prelevare petrolio a costo per la Strategic Petroleum Reserve, la riserva strategica americana ferma ai minimi dal 1982 con 289,7 milioni di barili contro i 714 di capacità.
Cosa prevede l'accordo secondo Washington
Trump ha sostenuto che l'operazione "più che raddoppia le riserve petrolifere americane", stimate a circa 46 miliardi di barili a fine 2024 e in calo, e ha promesso benzina più economica a lungo termine, precisando che l'intesa non costa nulla al contribuente americano perché nasce "attraverso una partnership con il capitale privato". Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di quasi 100 miliardi di dollari di investimenti privati e migliaia di nuovi posti di lavoro per la ricostruzione dell'economia venezuelana. Il funzionario ha descritto la joint venture come la futura seconda società al mondo per riserve provate in portafoglio, dietro a Saudi Aramco. Non è ancora chiaro quali aziende private ne faranno parte: tra gli operatori stranieri ancora presenti in Venezuela restano la statunitense Chevron, la spagnola Repsol e l'italiana Eni, mentre ExxonMobil e ConocoPhillips se ne andarono dopo le nazionalizzazioni di Hugo Chávez.
Le versioni che non tornano
Due giorni dopo l'annuncio nessun testo dell'accordo è stato reso pubblico e le descrizioni americane non coincidono. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha smentito la struttura riportata da un primo funzionario, precisando che l'Office of Strategic Capital "non assume partecipazioni in società private". Il Wall Street Journal ha invece scritto di una quota passiva del 35% in North American Blue Energy Partners, società che produce già circa 200.000 barili al giorno in Venezuela ed è guidata dall'imprenditore petrolifero Alejandro Betancourt, finanziata con penny warrant del Pentagono anziché con una partecipazione diretta. Settimane prima dell'annuncio una controllata legata a Betancourt aveva rilevato una quota di minoranza appartenuta al trader Harry Sargeant III, il cui veicolo offshore è stato poi congelato dal Tesoro. L'analista Rory Johnston ha definito la cifra dei 65 miliardi di barili un'esca con pochi agganci ai dettagli reali dell'operazione, che restano quasi interamente sconosciuti.
