Gli Houthi hanno completato la conquista della costa occidentale dello Yemen e dell'isola di Perim, portandosi in posizione di minaccia diretta sul traffico dello stretto di Bab el-Mandeb. Il mercato non ha aspettato: il Brent ha aperto la settimana a 108,30 dollari al barile, in rialzo del 3,53 per cento in giornata, sui massimi da quattro mesi e dopo un balzo superiore al 9 per cento nella settimana precedente. Il gas europeo è salito a 83,92 euro per megawattora, più 5,53 per cento in un giorno e quasi il 161 per cento in un anno. Il nodo non è una singola nave ferma, ma la scomparsa delle rotte alternative.
Il collo di bottiglia che ha sostituito Hormuz
Bab el-Mandeb è il varco meridionale del Mar Rosso e l'accesso ai terminal petroliferi sauditi, oltre che la via per portare il greggio verso l'Europa evitando lo Stretto di Hormuz. I dati dell'agenzia americana per l'informazione sull'energia ricostruiti da FinanceFeeds e dal Caspian Post misurano la sostituzione avvenuta in pochi mesi: attraverso Hormuz il petrolio è sceso da 21,6 milioni di barili al giorno nel quarto trimestre del 2025 a 4,9 milioni nel secondo trimestre del 2026, un calo del 77 per cento, mentre a Bab el-Mandeb i transiti sono saliti da 5,4 milioni a 8,1 milioni di barili al giorno. Per il gas naturale liquefatto la caduta a Hormuz è ancora più violenta, il 92 per cento, perché le navi metaniere hanno meno alternative delle petroliere. I barili non sono spariti, hanno cambiato porta: l'Arabia Saudita ha dirottato il greggio dei giacimenti orientali verso il porto di Yanbu sull'oleodotto East-West, che è esattamente il passaggio diventato ora conteso.
Sul terreno, secondo quanto riferito alla rete Al Jazeera, i combattenti Houthi hanno raggiunto la località costiera di Dhubab e, con imbarcazioni, l'isola di Mayun, nota anche come Perim, che si trova al centro dello stretto, dopo il ritiro delle forze governative; hanno inoltre preso il campo militare al-Omari che domina il passaggio. Il portavoce militare del gruppo, il generale Yahya Saree, ha parlato dell'espulsione delle forze sostenute dall'Arabia Saudita da sei distretti su un'area di 5.400 chilometri quadrati. Una fonte citata dall'agenzia France Presse ha riassunto così la situazione: gli Houthi hanno completato la conquista dell'area di Bab el-Mandeb. Venerdì il Brent aveva chiuso a 104,61 dollari, in calo del 2,81 per cento nella seduta ma in rialzo di circa il 9 per cento nell'arco della settimana.
Il Brent a 108 dollari e la corsa dei prezzi energetici
Sul fronte dei prezzi, il riferimento europeo si muove su un mercato che non ha margini di manovra. Il gas naturale scambiato nei Paesi Bassi, il parametro di riferimento del continente, è arrivato a 83,92 euro per megawattora con un progresso settimanale a due cifre, dopo aver superato i 75 euro già all'inizio di settembre e aver toccato i massimi da tre anni. Il rincaro dipende dalla minaccia alle spedizioni di gas naturale liquefatto che passano dal Golfo, dove il Qatar è uno dei primi fornitori mondiali, e arriva mentre l'Europa entra nella stagione del riscaldamento con stoccaggi riempiti più lentamente del solito. Il costo dell'energia sta già rientrando nelle aspettative di inflazione: il rendimento del Bund tedesco a dieci anni è risalito sui massimi da diversi anni, segnale che gli investitori temono un secondo shock energetico capace di tenere i prezzi al consumo alti più a lungo.
Negli Stati Uniti la benzina scambiata a New York viaggia intorno ai 3,40 dollari per gallone, quasi il 69 per cento in più rispetto a un anno fa, e al distributore il prezzo medio nazionale è risalito a circa 4,30 dollari, oltre il 34 per cento sopra i livelli dell'anno scorso. Il diesel, che alimenta camion, treni e macchine agricole, ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone, a circa 6,06 dollari, un rincaro di oltre il 63 per cento su base annua secondo i dati del club automobilistico americano AAA.
La pressione non è solo finanziaria. Le esportazioni di greggio saudite sono scese a 3,2 milioni di barili al giorno il mese scorso, il livello più basso da oltre un decennio secondo la società di analisi marittima Kpler, e l'Arabia Saudita ha sospeso per precauzione l'oleodotto East-West dopo gli attacchi di giovedì. La società di ricerca Capital Economics avverte che il conflitto su entrambi i lati della penisola arabica aumenta il rischio di ulteriori rincari dell'energia nelle prossime settimane.
Goldman Sachs: i 120 dollari sono sul tavolo
Goldman Sachs ha alzato di 5 dollari le stime sul greggio: Brent a 85 dollari a dicembre 2026 e a 80 dollari nel 2027. Ma è lo scenario avverso a spiegare la posta in gioco. Secondo gli strategist guidati da Daan Struyven, il Brent salirebbe sopra i 120 dollari se la produzione media del Golfo nel 2027 restasse quattro milioni di barili al giorno sotto i livelli precedenti alla guerra, contro il mezzo milione di barili di calo incorporato nello scenario base. La banca indica nel moltiplicarsi degli attacchi alle navi nel Golfo e nel Mar Rosso l'innesco più probabile. La probabilità implicita nelle opzioni che il Brent superi i 100 dollari a marzo 2027 è salita a circa il 25 per cento, contro il 6 per cento di un mese fa, e Goldman continua a consigliare gli spread sul diesel europeo come copertura, che potrebbero più che raddoppiare se gli impianti di raffinazione restassero fermi.
Il quadro politico
Il fronte diplomatico non offre ancora sbocchi. Le trattative in Oman tra l'Iran e i Paesi arabi del Golfo sulla navigazione a Hormuz, previste per lunedì, sono state rinviate su richiesta di alcuni Paesi della regione, poche ore dopo un attacco a una nave mercantile iraniana che ha causato un morto nello stretto. Prima della guerra circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale usciva dal Golfo attraverso quel passaggio, e il presidente americano Donald Trump preme per riportare i traffici ai livelli prebellici e raffreddare i prezzi dell'energia prima delle elezioni di midterm di novembre.
Il gruppo yemenita sostiene che la navigazione internazionale non è in pericolo e che gli obiettivi sono le navi saudite, in risposta al blocco subito. Il mercato, per ora, prezza il rischio opposto.
Fonti
- Al Jazeera, Houthis control key shipping route after gains along Yemen's Red Sea coast
- Al Jazeera, Tehran and Muscat delay talks, citing regional consensus need
- FinanceFeeds, Houthis Took Perim Island and Saudi Arabia's Hormuz Workaround Was Shut in the Same 48 Hours
- The Caspian Post, Hormuz Disruption Hits LNG Flows Harder Than Oil Shipments
- Trading Economics, Brent crude oil
- Trading Economics, EU natural gas
- Trading Economics, Gasoline
- Yahoo Finance, Goldman Lifts 2027 Oil Outlook as Middle East Shipping Risks Persist
- Yahoo Finance, European Gas Prices Hit Highest Level Since 2023 on Iran Supply Fears
- NPR, Why Houthi gains in Yemen could push gas prices even higher