Il 23 settembre 2026, la banca centrale norvegese ha alzato il tasso di policy di 25 punti base portandolo al 4,50%, nell'ambito di un ciclo di stretta monetaria dettato da un'inflazione persistentemente sopra obiettivo. Nello stesso giorno, la Banca Nazionale Svizzera ha lasciato il tasso a 0%, sostenendo che pressioni inflazionistiche contenute e la gestione del cambio fossero sufficienti a mantenere i prezzi entro i livelli di stabilita'. Le due decisioni, arrivate a poche ore di distanza, illustrano con chiarezza come le autorita' monetarie europee stiano rispondendo in modo radicalmente diverso allo stesso shock globale: i costi energetici alimentati dal conflitto.
Norges Bank: piu' alto per piu' a lungo
Il comitato monetario della Norges Bank ha giudicato che "un atteggiamento di politica monetaria leggermente piu' restrittivo e' necessario per riportare l'inflazione entro l'obiettivo in un orizzonte temporale ragionevole", secondo il comunicato stampa pubblicato il 24 settembre. La decisione e' stata unanime. La governatrice Ida Wolden Bache ha sottolineato che l'inflazione e' sopra l'obiettivo del 2% da diversi anni e che il comitato "e' preparato ad alzare ulteriormente il tasso di policy se necessario".
L'inflazione al consumo (CPI) ha raggiunto il 3,3% su base annua ad agosto, trainata dai prezzi energetici, mentre la misura di fondo — CPI al netto delle variazioni fiscali e dei prodotti energetici (CPI-ATE) — si e' attestata al 3,0%. Entrambi i valori restano nettamente sopra l'obiettivo del 2%. Il comitato ha segnalato che l'accelerazione dei costi aziendali degli ultimi anni potrebbe mantenere l'inflazione elevata e rischiare di ancorare le aspettative, rendendo piu' difficile la disinflazione futura.
Il nuovo sentiero dei tassi pubblicato insieme alla decisione indica che i tassi resteranno vicini al 4,50% per un periodo piu' lungo di quanto previsto in precedenza. L'inflazione e' prevista in calo graduale dal 2027 per raggiungere il 2% solo nel 2029. Il comitato ha riconosciuto che una corona norvegese piu' forte — in rialzo da giugno — contribuirebbe a frenare l'inflazione delle importazioni, ma ha aggiunto che questo effetto sarebbe parzialmente compensato dall'aumento delle commodity globali legato al conflitto in Medio Oriente. La capacita' produttiva e' scesa sotto la norma e la disoccupazione dovrebbe salire lievemente, ma il comitato ha valutato che il rischio di un'inflazione persistente supera il costo di una maggiore restrizione monetaria.
Banca Nazionale Svizzera: in attesa a zero
La BNS, nella sua valutazione pubblicata lo stesso giorno, ha lasciato il tasso di policy a 0% e ha ribadito la volonta' di intervenire sui mercati dei cambi se necessario. L'inflazione svizzera al consumo e' salita allo 0,8% ad agosto dallo 0,6% di maggio, un aumento modesto guidato quasi interamente dai prezzi dei prodotti petroliferi. La previsione inflazionistica condizionale della BNS prevede un'inflazione media annua dello 0,7% nel 2026, dello 0,8% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028, tutti valori ampiamente entro la fascia di stabilita' dei prezzi.
Il contrasto con la Norvegia e' netto. Mentre l'inflazione norvegese si trova 1,3 punti percentuali sopra l'obiettivo, quella svizzera appena si attesta sopra lo zero. La BNS ha notato che l'inflazione dei beni e' tornata positiva ad agosto per la prima volta da maggio 2024, ma ha aggiunto che la pressione inflazionistica a medio termine e' aumentata solo marginalmente. La crescita globale ha sorpreso al rialzo nel secondo trimestre e la BNS prevede una crescita del PIL svizzero tra 1,5% e 2,0% nel 2026, con una domanda interna solida e diffusa.
La valutazione della BNS ha individuato gli stessi rischi geopolitici della controparte norvegese — il conflitto in Medio Oriente, l'incertezza sulle politiche commerciali e la volatilita' dei prezzi energetici — ma ha concluso che questi non giustificavano ancora una variazione dei tassi. Un franco svizzero piu' debole aveva aggiunto pressioni inflazionistiche sulle importazioni, ma la BNS lo ha considerato gestibile con gli strumenti esistenti.
Perche' conta
Le decisioni gemelle mettono in luce una divisione strutturale nella politica monetaria europea. La Norvegia, in quanto grande esportatrice di petrolio e gas, affronta un quadro inflazionistico piu' complesso: forti entrate da esportazioni e un mercato del lavoro stretto spingono al rialzo i costi interni anche mentre l'apprezzamento della corona fornisce un certo sollievo. La BNS, al contrario, opera in un'economia dove le pressioni deflazionistiche hanno lasciato il posto da poco a un'inflazione vicina a zero, e dove la leva principale di politica resta la gestione del tasso di cambio piu' che i tassi di interesse.
Per i mercati, la divergenza segnala che non esiste una risposta europea unica all'attuale shock inflazionistico. I tassi norvegesi sono ora tra i piu' alti della regione, mentre quelli svizzeri restano al minimo. Il divario — 450 punti base — e' insolitamente ampio per due economie vicine e riflette condizioni strutturali fondamentalmente diverse piu' che una semplice spaccatura falco-colomba.
La prossima decisione della Norges Bank e' prevista per il 5 novembre 2026. La prossima valutazione monetaria della BNS e' prevista a dicembre.
Fonti
- Norges Bank, "Policy rate raised to 4.50%", 24 settembre 2026. norges-bank.no
- Banca Nazionale Svizzera, "Monetary policy assessment of 24 September 2026", 24 settembre 2026. snb.ch
- Reuters, "Norway central bank raises interest rate, may hike again", 24 settembre 2026. reuters.com