Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato il 26 agosto 2026 un ordine esecutivo che dichiara lo stato di emergenza nazionale per proteggere il sistema elettrico americano dalle apparecchiature prodotte all'estero. Il testo è stato pubblicato sul Federal Register il 31 agosto con il numero di Executive Order 14421 e mira al bulk-power system, la rete ad alta tensione che trasporta l'elettricità su lunghe distanze: linee da 69 kilovolt in su, sottostazioni e impianti di generazione, con esclusione delle reti di distribuzione locali.
L'ordine, fondato sull'International Emergency Economic Powers Act e sul National Emergencies Act, rileva che alcuni attori stranieri stanno sempre più creando e sfruttando vulnerabilità nel sistema elettrico americano, dal quale dipendono difesa nazionale, servizi di emergenza, infrastrutture critiche ed economia. L'amministrazione parla di una minaccia estera "inusuale ed straordinaria": non una formula retorica, ma la base giuridica che autorizza il Dipartimento dell'Energia a bloccare transazioni commerciali con effetti immediati.
Cosa prevede il provvedimento
Il cuore dell'ordine è un divieto di acquisizione, importazione, trasferimento o installazione di apparecchiature elettriche straniere per il bulk-power system, quando il Dipartimento dell'Energia accerti che coinvolgono entità "coperte", cioè paesi sotto embargo di armi statunitense o regimi di sanzioni, oppure soggetti che Washington ritiene impegnati in condotte dannose per la sicurezza nazionale, e che comportano un rischio indebito di sabotaggio, accesso non autorizzato, azione remota ostile o interruzione delle forniture.
L'elenco delle apparecchiature interessate è ampio: trasformatori di sottostazione, inverter connessi alla rete su scala industriale, sistemi di accumulo a batteria, generatori, relè di protezione, interruttori di alta tensione, turbine e sistemi di controllo industriale come PLC e unità terminali remote. Il perimetro include anche software, firmware e capacità di accesso remoto, con attenzione ai meccanismi di aggiornamento gestiti dai fornitori durante l'intero ciclo di vita degli impianti.
Sul piano temporale il Dipartimento dell'Energia ha 120 giorni per pubblicare le regole attuative e individuare paesi, fornitori, prodotti e transazioni a rischio. Entro 180 giorni dovrà invece presentare raccomandazioni per rivedere il Federal Acquisition Regulation, la normativa sugli appalti federali, con l'obiettivo di dare priorità alle infrastrutture energetiche di produzione statunitense.
Cosa succede alle apparecchiature già installate
L'ordine non vieta tutta l'apparecchiatura straniera. Per quella già in servizio prima della firma, il Segretario all'Energia può imporre condizioni d'uso, dall'identificazione all'isolamento, dal monitoraggio alla sostituzione o rimozione, tenendo conto dell'affidabilità della rete, della disponibilità di sostituti sicuri e della continuità del servizio, con la possibilità di una conformità graduale. È inoltre prevista una lista di fornitori ed equipaggiamenti pre-qualificati, esenti dal divieto.
Gli esperti misurano la portata pratica della sfida. "Bloccare i nuovi acquisti è la parte facile. Sapere cosa è già in funzione è dove inizia il vero lavoro", ha detto ad Al Jazeera John Bruggeman, chief information security officer virtuale di CBTS, secondo cui le utility con equipaggiamenti di origine straniera hanno "un orologio di conformità partito oggi". Per Michael Centrella di SecurityScorecard l'ordine "stabilisce l'autorità ad agire", ma il passo difficile sarà dare agli operatori una visibilità scalabile e indipendente su quali asset e rapporti con i fornitori presentano il rischio maggiore senza compromettere l'affidabilità del sistema.
Perché proprio ora
Nel testo l'amministrazione collega l'emergenza alla crescita rapida di manifattura avanzata, data center, intelligenza artificiale e produzione per la difesa, che ha aumentato la dipendenza americana da elettricità abbondante e affidabile e moltiplicato le conseguenze di un eventuale attacco riuscito. Lo sfondo è una sequenza di allarmi: l'anno scorso esperti americani hanno segnalato dispositivi di comunicazione non dichiarati in alcuni inverter solari cinesi, e a luglio la Federal Communications Commission ha vietato i nuovi inverter esteri con capacità di comunicazione remota sulla rete elettrica.
E l'Europa?
Il provvedimento riguarda il mercato americano, ma pone la stessa domanda anche oltre l'Atlantico. L'Europa ha già visto cosa succede quando la rete crolla: il blackout del 28 aprile 2025 ha lasciato per diverse ore gran parte di Spagna e Portogallo senza corrente, spingendo Lisbona ad annunciare misure per rafforzare il sistema elettrico. La questione aperta è se le reti europee siano più preparate di quella americana a un rischio di natura simile, tra dipendenze da fornitori esteri, investimenti necessari e prezzi dell'energia sensibili a ogni shock. Per ora Washington ha scelto la via più dura: trattare la rete elettrica come una frontiera strategica della sicurezza nazionale.
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