Uber elimina circa 3.300 posizioni, pari a circa il 10% della forza lavoro globale: è la riduzione più consistente dal 2020, quando l'azienda aveva tagliato 6.700 posti sotto il crollo delle corse durante la pandemia. L'annuncio è arrivato mercoledì con una email dell'amministratore delegato Dara Khosrowshahi a tutti i dipendenti, pubblicata anche online. Con la ristrutturazione l'organico scende sotto le 30.000 unità, tornando ai livelli del 2021.
Più semplice e più veloce
L'obiettivo dichiarato è rendere Uber più semplice e più veloce e liberare capacità di investimento per il futuro. Nella memo il CEO riconosce che la crescita degli ultimi cinque anni ha portato anche complessità: più livelli gerarchici, più coordinamento, una responsabilità più frammentata e strutture che avevano senso quando le attività erano più piccole, ma non più alla scala attuale. I tagli toccano sia i manager che i dipendenti non manageriali: il numero dei manager scenderà del 20%, con una parte che tornerà a ricoprire ruoli operativi, i micro-team da uno o due persone verranno dimezzati e il numero dei dipendenti che si trovano a più di sette livelli di distanza dal CEO sarà ridotto del 20%. Uber unirà inoltre i team di ingegneria dei servizi centrali con quelli scientifici e combinerà le tre divisioni delle operazioni di consegna, ristoranti, retail e consegne dirette, in un'unica struttura.
Addio al remoto quasi totale
Stretta anche sul lavoro agile: andando avanti solo circa l'1% dei dipendenti potrà lavorare interamente da remoto, mentre per la maggior parte dello staff verrà rafforzato l'obbligo di presenza in ufficio almeno tre giorni a settimana, nel quadro della politica ibrida già esistente.
Concorrenza e risorse per i robotaxi
La riorganizzazione arriva mentre Uber continua a crescere, ma deve fare i conti con una concorrenza sempre più forte nei suoi mercati principali. Nel 2025 i ricavi sono saliti del 18% a 52 miliardi di dollari, e nel secondo trimestre 2026 sono ancora cresciuti del 12% a 14,2 miliardi. Negli Stati Uniti però, secondo i dati YipitData citati da più testate, DoorDash controlla circa il 64% delle consegne di cibo contro il 31% di Uber Eats, che invece guadagna terreno nel Regno Unito, in Francia e in Germania. Gli analisti stimano che i tagli possano generare fino a 2 miliardi di dollari di risparmi annuali.
Le risorse liberate saranno concentrate sulle attività strategiche, a cominciare dalla mobilità autonoma: Uber ha previsto oltre 10 miliardi di dollari di investimenti nelle partnership per la guida autonoma nei prossimi anni, gran parte dei quali in partecipazioni in aziende di guida autonoma, flotte di veicoli e supporto ai partner. L'obiettivo è diventare la principale piattaforma attraverso cui prenotare i robotaxi, con il servizio attivo in almeno 15 città entro la fine dell'anno in competizione con Waymo e Tesla e su una base di oltre 200 milioni di utenti mensili. A Londra il partner Wayve ha già ottenuto ad agosto il via libera di Transport for London per un servizio commerciale di robotaxi con conducente di sicurezza a bordo.
Lo stesso annuncio è arrivato insieme alla conferma dell'uscita immediata di Uber da Nigeria e Uganda: la società ha spiegato che la decisione è limitata ai due mercati e non tocca le operazioni nel resto del continente. Non è il primo provvedimento dell'anno sul personale: a luglio Uber aveva già eliminato il 10% dei ruoli di assistenza clienti puntando sull'intelligenza artificiale, dopo il rallentamento delle assunzioni deciso a maggio.
I mercati hanno accolto positivamente la ristrutturazione: dopo la diffusione della notizia il titolo è salito di circa il 2% a Wall Street, pur restando in calo di circa l'8% da inizio anno. La partita più osservata resta quella dei robotaxi: Tesla, che sta spingendo in quel mercato, ha in programma un evento dedicato al proprio Cybercab ad Austin nei prossimi giorni.
Fonti