Volkswagen AG ha tagliato la guidance 2026 il 18 settembre: la svalutazione dell'avviamento del business Porsche, un mercato cinese in peggioramento e oneri di ristrutturazione spingeranno l'operating return on sales del gruppo a non oltre l'1 percento quest'anno.
Nel comunicato ad hoc diffuso alle 17:17 CET, il gruppo di Wolfsburg ha spiegato di attendersi ora un operating return on sales "fino all'1 percento" per l'esercizio 2026, contro la precedente forchetta di guidance del 4,0-5,5 percento e il 2,8 percento riportato per il 2025. L'azienda ha sottolineato che la media delle attese degli analisti era al 4,1 percento. I ricavi del gruppo sono ora attesi intorno ai 315 miliardi di euro — in pratica il punto medio della precedente forchetta di sviluppo tra meno 3 e zero percento — contro i 321,9 miliardi del 2025. La guidance sul net cash flow della divisione automotive resta a 3-6 miliardi di euro e la liquidità netta automotive a 32-34 miliardi.
La voce più pesante è Porsche. Volkswagen detiene il 75,4 percento della casa di auto sportive e ha spiegato di aver aggiornato le assunzioni di medio e lungo periodo per la determinazione dell'enterprise value dopo che Dr. Ing. h.c. F. Porsche AG ha comunicato l'evoluzione attesa dei propri dati finanziari chiave, incluso il corridoio di marginalità di medio termine del 10-15 percento indicato da Porsche. Il test di impairment che ne è derivato ha prodotto una svalutazione non monetaria di circa 6 miliardi di euro sull'avviamento attribuito al segmento Porsche, che peserà sull'utile operativo del gruppo nel terzo trimestre.
A questi si aggiungono due effetti minori. Volkswagen si attende ulteriori oneri di ristrutturazione legati all'estensione dei prepensionamenti e alla vendita pianificata di Volkswagen Osnabrück GmbH, collegata all'accordo "Future of Volkswagen" raggiunto alla fine del 2024, oltre a svalutazioni non monetarie sugli attivi delle società cinesi consolidate integralmente, in un mercato in contrazione. Nel complesso, secondo il gruppo tedesco questi effetti — ristrutturazione, cessione di Osnabrück e write-down cinesi — peseranno per circa 2 miliardi di euro sui risultati del secondo semestre, con la maggior parte delle poste straordinarie aggiuntive rilevata nel conto economico del terzo trimestre.
In totale Volkswagen si attende effetti speciali per circa 10 miliardi di euro sull'utile operativo 2026, di cui 900 milioni già contabilizzati nel primo semestre. Al netto di queste poste, l'operating return on sales dell'anno si attesterebbe intorno al 4 percento: il dato che più si avvicina a mostrare come sta effettivamente andando il business operativo, più dell'effetto contabile delle nuove assunzioni di lungo periodo.
La reazione di mercato è stata netta. Il titolo Volkswagen ha chiuso in calo del 5,6 percento, mentre Porsche AG ha perso il 3,3 percento e Porsche SE, la holding quotata che detiene circa il 31,9 percento di Volkswagen, il 4,9 percento, secondo Quartz. Il resoconto Bloomberg ripreso da Transport Topics indica un calo intraday fino al 7,5 percento, il peggiore da un anno, con le vendite estese a BMW, Mercedes-Benz e Ford.
Il write-down si è trasmesso anche lungo la catena di controllo. Porsche Automobil Holding SE ha dichiarato in un proprio comunicato ad hoc, diffuso alle 17:18 CET, di attendersi ora per il 2026 un risultato adjusted del gruppo al netto delle imposte compreso tra meno 0,5 miliardi e più 1,5 miliardi di euro, contro la precedente forchetta di 1,5-3,5 miliardi. La holding ha precisato che la svalutazione da 6 miliardi a livello Volkswagen non incide sul proprio risultato adjusted, per effetto di rettifiche già operate negli anni precedenti, e non ha impatto sulla liquidità; ha confermato la guidance sul debito netto di gruppo tra 4,7 e 5,2 miliardi di euro a fine 2026.
Perché il taglio della guidance conta oltre il singolo trimestre. Un tetto all'1 percento lascerebbe Volkswagen molto sotto la redditività che il gruppo esprimeva ancora nel 2025, quando l'operating return on sales era al 2,8 percento. Il grosso del danno è contabile più che di cassa: l'onere Porsche da 6 miliardi è esplicitamente non monetario, le guidance su cash flow e liquidità sono state confermate e il margine rettificato di circa il 4 percento suggerisce che il quadro operativo, pur in peggioramento, non è in collasso. Quello che è cambiato è il valore che Volkswagen assegna a Porsche, il cui capital markets day del 7 ottobre è ora il prossimo appuntamento previsto per i nuovi obiettivi di medio termine, secondo Bloomberg. Il gruppo sta anche riducendo la capacità: all'inizio di settembre il consiglio di sorveglianza ha approvato un pacchetto di ristrutturazione che potrebbe raddoppiare i tagli occupazionali pianificati fino a 100.000 posti nel mondo, come riportato da Quartz.
I limiti di ciò che il comunicato dimostra sono chiari. Volkswagen ha dichiarato che la guidance assume il permanere dell'attuale situazione tariffaria nel commercio internazionale e che i potenziali effetti futuri dell'escalation in Medio Oriente non sono ancora stimabili in modo affidabile, motivo per cui sono esclusi. Le proiezioni non tengono conto neanche dei possibili impatti del Group Target Picture 2030 né della cessione della quota di maggioranza in Everllence. La svalutazione riflette l'aggiornamento delle assunzioni di pianificazione di lungo periodo — incluso il corridoio di medio termine indicato da Porsche — e non una perdita realizzata, e la proposta di dividendo per il 2026 sarà decisa solo all'inizio del 2027 e sottoposta all'assemblea degli azionisti. Il quadro certificato arriverà con la relazione intermedia sui primi nove mesi, attesa il 29 ottobre, quando le poste straordinarie dovrebbero essere contabilizzate per intero.
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