Bitcoin sta bussando alla soglia psicologica degli 80.000 dollari, il livello che separa la prosecuzione del rally dalla fase di consolidamento. Il prezzo oscilla tra 77.000 e 79.500 dollari, dopo una delle migliori settimane dell'ultimo biennio, e il mercato guarda ora a una data precisa del calendario per capire se la resistenza diventera' supporto.
Perche' il mercato e' tornato risk-on
Il movimento non e' figlio soltanto di una spinta cripto-specifica. A innescarlo e' stato l'annuncio del segretario al Tesoro USA Scott Bessent sull'aumento degli acquisti di titoli di Stato a lunga scadenza: la mossa ha allentato la pressione sui rendimenti della parte lunga della curva, ridotto i costi di finanziamento e migliorato l'appetito per gli asset rischiosi. Nella settimana del 19 agosto i rendimenti sono scesi e Bitcoin ha registrato il progresso settimanale piu' marcato dal 2023, con un rialzo nell'ordine del 20%.
A questa spinta di liquidita' si sono sommati i flussi degli ETF spot su Bitcoin, la ripresa della domanda istituzionale e un esteso short covering, cioe' la corsa di chi scommetteva al ribasso a chiudere le posizioni. Il superamento della soglia dei 40.000 miliardi di dollari di debito pubblico americano ha inoltre riportato sotto i riflettori il cosiddetto trade del debasement, la scommessa sulle valute "scarse" come Bitcoin e oro come riserve di valore in un contesto di preoccupazioni fiscali.
Il voto del 15 settembre diventa il catalizzatore
Il tratto piu' interessante della fase attuale e' che il mercato ha trasformato una questione regolamentare aperta in un evento datato su cui posizionarsi. Secondo fonti della Casa Bianca e dichiarazioni di Patrick Witt, direttore del Crypto Council della presidenza, il Congresso votera' il Clarity Act a meta' settembre. La legge, che dovrebbe chiarire quali asset digitali sono titoli e quali materie prime, e' vista come la via piu' netta per ridurre l'ambiguita' normativa che ha tenuto ai margini buona parte del capitale istituzionale.
Il percorso verso il voto e' accompagnato da un'accelerazione regolamentare: la SEC ha presentato la sua prima proposta di rulemaking sui crypto-asset, Donald Trump ha riunito alla Casa Bianca i vertici di Coinbase, Ripple e Kraken e la CFTC ha discusso una propria regolamentazione di riserva. Il presidente della CFTC Mike Selig ha indicato nell'approvazione della legge il modo piu' chiaro per evitare future campagne di enforcement "fuori controllo".
Cosa significherebbe rompere quota 80.000
Un superamento convincente di 80.000 dollari non avrebbe un valore solo numerico. Trasformerebbe la principale zona di resistenza in un supporto di medio termine e aprirebbe sopra di se' un corridoio senza venditori, perche' al di la' di quel livello mancano concentrazioni storiche di offerta. In maggio Bitcoin aveva brevemente superato quota 80.000 raggiungendo 83.000 dollari, prima di una discesa prolungata; le posizioni rimaste intrappolate tra 74.000 e 78.000 dollari stanno pero' venendo progressivamente assorbite.
Se la soglia reggesse, il capitale potrebbe seguire una rotazione verso le principali Layer 1 come Ethereum, Solana e Ripple, mentre le societa' con riserve strategiche di Bitcoin, da MicroStrategy a Metaplanet, vedrebbero gonfiarsi i profitti non realizzati in bilancio. I target degli analisti confermano la pressione rialzista: Matthew Sigel di VanEck proietta 100.000 dollari entro dodici mesi e fino a 500.000 entro il 2029, mentre Geoff Kendrick di Standard Chartered vede possibile un ritorno al massimo storico di 126.000 dollari entro fine anno. Le quote dei mercati predittivi hanno portato la probabilita' di Bitcoin sopra 90.000 dollari entro fine 2026 dal 12% al 48% in pochi giorni.
Il rischio: la liquidita' resta la variabile
La scommessa non e' priva di lato opposto. Il rally e' guidato dalla liquidita', non da fondamentali autonomi, e le condizioni tecniche sono tese dopo il balzo settimanale. Il dato del PCE core, se superiore alle attese, potrebbe spingere la Federal Reserve verso una linea piu' restrittiva, alzare i rendimenti e il dollaro e soffocare la spinta agli asset rischiosi. Un voto negativo sul Clarity Act aprirebbe poi il rischio di una flessione a breve termine, sebbene il mercato possa ripiegare rapidamente sulla liquidita' macro e sul rulemaking della CFTC come percorso di riserva.
Fonti