Le forze Houthi hanno lanciato il primo attacco aereo sulla capitale saudita dall'escalation di luglio, attivando allarmi aerei via telefono a Riyadh, Jeddah e Yanbu nella notte tra il 18 e il 19 settembre. Fiamme e nubi di fumo nero sono state avvistate vicino all'aeroporto internazionale King Khalid dopo che un serbatoio di carburante Aramco ha preso fuoco, causando la cancellazione di numerosi voli e alimentando nuove preoccupazioni sulla vulnerabilita' delle infrastrutture energetiche saudite.
Cosa e' successo
Le autorita' saudite hanno emesso avvisi di raid aereo via telefono ai residenti di Riyadh, Jeddah e Yanbu nella tarda serata del 18 settembre, segnando la prima volta dal luglio 2026 che il regno invia tali allerta. Gli Houthi hanno successivamente rivendicato l'attacco alla capitale, con esplosioni udite in molteplici quartieri.
Testimoni vicino all'aeroporto internazionale King Khalid hanno riferito di colonne di fumo nero che si innalzavano da un deposito di carburante Aramco adiacente alla pista. L'indice di interruzione di FlightRadar24 ha raggiunto il livello 5.0, il massimo della scala, mentre le compagnie aeree hanno dirottato o bloccato i voli in entrata e in uscita dalla capitale.
L'attacco rappresenta un'escalation significativa nella campagna Houthi contro l'Arabia Saudita, estendendo la loro portata dalle zone di confine meridionali e dal corridoio del Mar Rosso al cuore della capitale economica e politica del regno.
Perche' conta
L'impianto di stoccaggio Aramco vicino all'aeroporto King Khalid si trova in uno dei cluster energetici piu' sensibili del mondo. Un colpo diretto su infrastrutture di carburante vicino a un aeroporto civile principale indica che gli Houthi hanno la capacita' di colpire obiettivi in profondita' nel territorio saudita, ben oltre le regioni di confine colpite nei mesi recenti.
I mercati del petrolio si sono chiusi prima che i dettagli completi emergessero venerdi'. Il Brent ha chiuso a 103,87 dollari al barile, in calo dello 0,91% sul giorno e dell'1,2% sulla settimana, secondo Trading Economics. Il guadagno mensile ha registrato il 13,37%, con il benchmark in rialzo del 55,77% su base annua. La chiusura del weekend significa che il mercato non ha ancora prezzato l'attacco di Riyadh, e gli operatori osserveranno attentamente l'apertura di lunedi', quando uno scenario di gap al rialzo e' plausibile se la situazione non si e' de-escalata.
L'attacco inoltre aggrava un ambiente di approvvigionamento gia' precario. All'inizio della settimana, solo quattro navi cisterna merci hanno attraversato lo stretto di Hormuz giovedi', un rallentamento drammatico che riflette il premio per il rischio incorporato nelle rotte di trasporto del Medio Oriente. L'offensiva Houthi di settembre ha gia' conquistato il porto yemenita di Mokha, l'isola di Perim e le isole Hanish nel corridoio di Bab al-Mandeb, stringendo la presa su uno dei punti di strozzatura piu' critici al mondo per il commercio energetico.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha emesso un venerdi' una dichiarazione che condanna gli attacchi Houthi alle infrastrutture civili ed energetiche saudite. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni ha riferito che circa 105.000 persone sono state sfollate in Yemen da quando l'ultima offensiva Houthi e' iniziata, aggiungendosi a una crisi umanitaria che si sta costruendo da anni.
I numeri che contano
I dati indicano un conflitto che si sta allargando sia geograficamente che nella sua impronta economica:
- Brent: 103,87 dollari/barile alla chiusura di venerdi' — +13,37% sul mese e +55,77% su base annua (Trading Economics)
- Trafico di Hormuz: Solo quattro navi cisterna merci hanno attraversato lo stretto giovedi', molto sotto i volumi normali
- Sfollamento nello Yemen: Circa 105.000 persone sfollate da settembre (OIM)
- Interruzioni aeree: Indice di interruzione FlightRadar24 a 5,0, livello massimo
La differenza tra la chiusura del venerdi' del Brent e l'apertura probabile di lunedi' potrebbe essere sostanziale. Goldman Sachs ha in precedenza segnalato 120 dollari al barile come scenario plausibile se il conflitto si intensifica ulteriormente, e l'attacco a Riyadh — un colpo diretto su infrastrutture energetiche nella capitale — spingerebbe il mercato fermamente in quella direzione.
Il quadro generale
L'attacco a Riyadh sottolinea uno spostamento nella geografia del conflitto. Da meta' 2026, gli Houthi sono passati da attacchi periodici con missili e droni sulle citta' meridionali dell'Arabia Saudita a un'offensiva sostenuta che ora include la conquista di territori nello Yemen occidentale e attacchi diretti alla capitale.
Per l'Arabia Saudita, la sfida e' duplice: proteggere le infrastrutture energetiche critiche che sostengono l'approvvigionamento globale di petrolio e gestire una minaccia alla sicurezza interna che si e' spostata dalla periferia al centro.
Le prossime 48 ore saranno cruciali. Se gli Houthi seguono con attacchi aggiuntivi a Riyadh o altre citta' saudite importanti, la reazione del mercato petrolifero potrebbe spingere il Brent ben oltre i 110 dollari e potenzialmente verso il livello di 120 dollari segnalato da Goldman Sachs.
Fonti