La National Oil Corporation libica ha annunciato martedì di poter dichiarare la forza maggiore sulle consegne di greggio dopo che alcuni membri della Petroleum Facilities Guard hanno chiuso la valvola dell'oleodotto principale Hamada-Zawiya, provocando l'arresto completo della produzione e delle operazioni nei giacimenti di Hamada (NC8) e Tahara (NC4) e nella stazione NC5. Nella nota ripresa da The Libya Observer e OilPrice.com, la compagnia petrolifera di Stato ha spiegato che la chiusura illegale ha causato un'improvvisa impennata di pressione sul collegamento del giacimento di Tahara lungo le linee di produzione.
L'interruzione non è necessariamente circoscritta. La Petroleum Facilities Guard ha annunciato tagli parziali alla produzione per una settimana in altri tre giacimenti — Wafa, Al-Khamsa ed El Feel — minacciando lo stop totale se le sue richieste non saranno accolte. La guardia chiede il passaggio finanziario e amministrativo dal ministero della Difesa alla National Oil Corporation e un calendario per completarlo. La compagnia ha precisato di poter dichiarare la forza maggiore se la valvola resterà chiusa o se arresti forzati analoghi colpiranno altri giacimenti e pozzi, tra cui North Hamada, operato da Nafusa Oil Operations.
Perché una singola valvola conta
Lo scontro arriva su una produzione libica ai massimi da oltre un decennio. Secondo OilPrice.com l'output ha raggiunto circa 1,4 milioni di barili al giorno e la NOC punta a 1,6 milioni di barili al giorno entro la fine del 2026 e a 2 milioni di barili al giorno nei primi anni Trenta. Per arrivarci servirebbero investimenti esteri tra 36 e 40 miliardi di dollari, secondo il presidente della NOC Masoud Suleman.
Il quadro commerciale è stato ricostruito attorno a quell'obiettivo. Quest'anno la Libia ha firmato accordi di esplorazione e di ripartizione della produzione con Repsol, Turkish Petroleum, Eni, QatarEnergy e MOL, dopo il primo grande ciclo di licenze in 17 anni, mentre BP, Shell, Exxon e Chevron hanno a loro volta esplorato un rientro. La NOC ha ricevuto uno stanziamento di 2 miliardi di dollari nel bilancio libico 2026 a sostegno del programma. Tutti questi impegni presuppongono che il greggio continui a scorrere in oleodotti il cui punto critico resta la valvola, cioè chi controlla fisicamente l'impianto.
Come ha reagito il mercato
I prezzi del greggio sono saliti mentre circolava la nota della NOC. Il Brent è stato quotato a 108,50 dollari al barile, circa il 2,7 percento sopra il precedente riferimento di 105,68 dollari, secondo i dati di Trading Economics del 15 settembre. Il listino di OilPrice.com mostrava il benchmark statunitense WTI in rialzo di circa il 4,4 percento nella giornata e il gasolio da riscaldamento in rialzo di circa il 6 percento. Il movimento si inserisce però in un timore sull'offerta più ampio e non solo libico: nella stessa sessione si sono aggiunte le interruzioni ai flussi degli oleodotti sauditi.
La NOC ha impostato l'avvertimento come argomento economico, non solo operativo. I ricavi petroliferi sono la principale fonte di finanziamento del tesoro statale, compresi gli stipendi del settore pubblico, e la compagnia ha affermato che fermare la produzione mentre i prezzi del greggio salgono infliggerebbe un colpo all'economia nazionale e danneggerebbe la reputazione della Libia come fornitore energetico globale affidabile. Ha respinto l'uso degli arresti produttivi come leva per avanzare richieste, sostenendo che queste vadano perseguite per via legale e attraverso le istituzioni competenti, e ha chiesto un intervento urgente delle autorità statali.
Cosa le dichiarazioni non stabiliscono
Restano diversi elementi non quantificati. Né la NOC né la guardia hanno pubblicato un dato sui volumi effettivamente persi, quindi la quota degli 1,4 milioni di barili al giorno oggi ferma non è calcolabile dalle dichiarazioni. La forza maggiore è stata minacciata, non dichiarata, e i tagli parziali a Wafa, Al-Khamsa ed El Feel sono stati annunciati dalla guardia, non confermati dalla NOC. Manca inoltre una conferma del ministero della Difesa libico o del Governo di Unità Nazionale sulla richiesta di trasferimento al centro della disputa. Infine, poiché la reazione dei prezzi ha coinciso con altre interruzioni di offerta, non è possibile isolare quanta parte del movimento del Brent sia attribuibile alla sola Libia.
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