Il consiglio di amministrazione di Nvidia ha autorizzato un aumento di 150 miliardi di dollari del programma di riacquisto di azioni proprie, portando a 235 miliardi il totale residuo disponibile per comprare titoli della società sul mercato. L'annuncio è arrivato lunedì 28 settembre e la società prevede di utilizzare l'intero programma entro l'anno fiscale 2028. Nvidia parla esplicitamente del più grande aumento di autorizzazione al riacquisto di azioni della storia: il record precedente era il piano da 110 miliardi di dollari varato da Apple nel maggio 2024 e l'operazione arriva quattro mesi dopo che il consiglio aveva aggiunto 80 miliardi al programma, come ricorda Quartz.
Il fondatore e amministratore delegato Jensen Huang ha motivato la decisione con la capacità di generare cassa. La crescita di Nvidia, ha spiegato, è spinta da un passaggio di piattaforma epocale verso l'intelligenza artificiale e il calcolo accelerato, e proprio la cassa prodotta dall'azienda dà i mezzi per investire nelle tecnologie che alimentano questa trasformazione e per restituire capitale agli azionisti. A CNBC Huang ha detto di considerare quello in corso la più grande costruzione di infrastrutture della storia umana e ha aggiunto che la società genererà molta cassa nei prossimi anni e che, anno dopo anno, vuole restituirne una parte agli azionisti. L'autorizzazione, si legge nel comunicato, riflette la fiducia del gruppo nell'opportunità di lungo periodo che ha davanti.
Per capire cosa cambia davvero conviene partire dalla meccanica. In un riacquisto l'azienda usa la propria cassa per comprare le proprie azioni sul mercato: le azioni in circolazione diminuiscono e ogni azione che resta rappresenta una fetta più grande degli utili, così l'utile per azione cresce anche senza che i profitti aumentino. Il punto decisivo, però, è che un'autorizzazione non è un acquisto: il consiglio fissa il tetto massimo, non il calendario. Nvidia compra al ritmo che ritiene opportuno in base al prezzo delle azioni, alla cassa disponibile e ai piani di investimento, e la data di fine lavori indicata dalla società è appunto una previsione, non un impegno di spesa.
La cassa, del resto, arriva dai numeri dell'ultimo trimestre, chiuso il 26 luglio. Nvidia ha riportato ricavi record per 96,2 miliardi di dollari, il 18 per cento in più rispetto al trimestre precedente e il 106 per cento in più su base annua; i soli ricavi dei data center valgono 89,0 miliardi, con una crescita del 117 per cento. Il margine lordo è al 75 per cento, l'utile netto è di 59,7 miliardi e l'utile per azione diluito di 2,46 dollari. Nel trimestre la società ha restituito circa 26 miliardi agli azionisti tra riacquisti e dividendi e a fine luglio restavano circa 99 miliardi di autorizzazione: il confronto tra i due dati comunicati da Nvidia implica che tra agosto e fine settembre siano stati impiegati circa 14 miliardi del plafond precedente. La liquidità a fine luglio era di 22,44 miliardi e il dividendo trimestrale di 0,25 dollari per azione viene pagato il 1° ottobre.
La reazione del mercato è stata positiva ma non violenta. Secondo Il Sole 24 Ore il titolo ha guadagnato lo 0,8 per cento nel pre-market e dopo la notizia è salito fino all'1,8 per cento; a New York ha chiuso la seduta in rialzo del 2,8 per cento, con una capitalizzazione di mercato di circa 5.420 miliardi di dollari, la più alta al mondo, secondo CNBC. Su dodici mesi il rialzo è del 24 per cento e da inizio anno, alla chiusura di venerdì, superava il 20 per cento. La parte più interessante è la valutazione: Yahoo Finance calcola che il titolo tratti a 24 volte gli utili attesi a dodici mesi contro le 20 volte dell'indice S&P 500, un multiplo in calo costante da agosto 2024 nonostante una serie di trimestri molto solidi. Per Yahoo Finance è anche per questo che Huang considera questo un buon momento per ricomprare azioni proprie a prezzi convenienti.
Resta il nodo di sempre: la stessa cassa può tornare agli azionisti oppure finire in nuovi impianti e nuove tecnologie. Nvidia non sta scegliendo in modo esclusivo. La società ha spiegato, secondo Quartz, che intende restituire la liquidità libera in eccesso attraverso i riacquisti e un dividendo che si aspetta in crescita; allo stesso tempo continua a investire nell'ecosistema dell'intelligenza artificiale, con partecipazioni in 13 società quotate e 229 private, uscite realizzate che hanno reso più di tre volte l'investimento iniziale e accordi di locazione di lungo periodo per data center per circa 20 miliardi, che la società prevede di girare ad altre aziende. La scala del fenomeno è confermata dal quadro degli investimenti: S&P Global Ratings stima che la spesa complessiva delle grandi società di cloud supererà 1.300 miliardi di dollari entro il 2027, ricorda CNBC. Il dubbio che una parte del mercato continua a coltivare, e che Il Sole 24 Ore mette in evidenza, è che i finanziamenti di Nvidia a startup e fornitori di servizi cloud finiscano per sostenere indirettamente la domanda dei suoi stessi chip.
Il punto, quindi, non è soltanto quanto Nvidia spende. Un'autorizzazione da 235 miliardi dice tre cose al mercato: che il consiglio ritiene il titolo sottovalutato, che la generazione di cassa è considerata sostenibile almeno fino all'anno fiscale 2028, periodo per il quale la società prevede una crescita dei ricavi di circa il 70 per cento, e che la priorità resta l'infrastruttura, con il ritorno agli azionisti come conseguenza dell'abbondanza e non come alternativa agli investimenti. Le variabili da seguire sono due: quante azioni Nvidia ricomprerà davvero, perché un'autorizzazione non è un acquisto, e se la concorrenza nei chip per l'intelligenza artificiale inizierà a erodere i prezzi. Fino a quel momento il tetto di 235 miliardi racconta soprattutto come la società vede il proprio futuro.
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