I prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono saliti dello 0,4 percento ad agosto rispetto al mese precedente, in linea con il consenso degli economisti, mentre il tasso annuo è balzato al 5,4 percento dal 4,8 percento rivisto di luglio: la lettura sui dodici mesi più alta del 2026, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics diffusi il 10 settembre. Il dato annuo ha superato di un decimo di punto il 5,3 percento atteso. Nella stessa pubblicazione luglio è stato rivisto al rialzo: la variazione mensile è passata da zero a più 0,1 percento e il tasso annuo dal 4,7 al 4,8 percento.
Sotto la superficie il quadro è più contrastato. Il PPI core, che esclude alimentari ed energia, è aumentato dello 0,2 percento su base mensile, sotto il più 0,3 percento previsto e in rallentamento rispetto al più 0,3 percento di luglio, mentre il tasso annuo è salito al 4,6 percento dal 4,3 percento rivisto. Una seconda misura delle pressioni di fondo, l'indice della domanda finale al netto di alimentari, energia e servizi commerciali, è cresciuta dello 0,3 percento dopo il più 0,4 percento di luglio e del 4,7 percento sui dodici mesi, invariata rispetto alla lettura precedente.
L'accelerazione è stata determinata soprattutto dall'energia. I prezzi dell'energia della domanda finale sono saliti del 4,2 percento nel mese, con il gasolio che da solo ha registrato un balzo del 24,1 percento, oltre un terzo dell'intero aumento dei prezzi dei beni di domanda finale. In rialzo anche benzina e carburante per aerei. I prezzi dei beni sono cresciuti dell'1,1 percento, interrompendo due cali mensili consecutivi, mentre i servizi hanno aggiunto appena lo 0,1 percento, con i trasporti e il magazzinaggio a più 2,3 percento. Fuori dall'energia, i componenti elettronici sono saliti del 3,4 percento nel mese e del 27,6 percento su base annua, un effetto collaterale della corsa all'intelligenza artificiale, ha osservato Stephen Brown, capo economista per il Nord America di Capital Economics.
Più a monte nella catena produttiva le pressioni sono state maggiori. I prezzi dei beni lavorati per la domanda intermedia sono aumentati dell'1,8 percento nel mese e dell'11,5 percento sui dodici mesi; quelli dei beni non lavorati dell'1,1 percento nel mese e del 12,8 percento su base annua. L'indice della gestione di portafoglio, osservato con attenzione perché alimenta direttamente il deflatore della spesa per consumi personali, è sceso dell'1,6 percento nel mese ma resta il 18,8 percento sopra il livello di dodici mesi prima.
Perché conta
Il rapporto arriva sei giorni prima della conclusione della riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre e un giorno prima dei dati sui prezzi al consumo di agosto. Le attese di mercato si sono mosse subito: la probabilità di un rialzo dei tassi alla riunione è salita al 70 percento dal 64 percento dopo la pubblicazione, secondo i dati CME FedWatch citati dalla CNN. investingLive, che segue i future sui Fed funds, si fermava al 64 percento nella lettura di metà mattinata americana e segnalava un dollaro più forte. I rendimenti dei Treasury sono saliti e i future azionari sono scesi, riporta Quartz, mentre il Brent ha superato quota 105 dollari al barile per la prima volta da fine maggio. Il governatore Christopher Waller ha detto che un'inflazione ostinata lo spingerebbe a "considerare un rialzo dei tassi", pur preferendo altrimenti lasciare i tassi fermi. L'obiettivo di inflazione della Federal Reserve è il 2 percento.
La BCE alza i tassi lo stesso giorno
Nella stessa giornata anche il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha alzato i tassi di 25 punti base: il tasso sui depositi sale al 2,50 percento, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65 percento e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginali al 2,90 percento, con effetto dal 16 settembre. "Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull'inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell'obiettivo per un periodo prolungato", si legge nel comunicato diffuso a Francoforte, che conferma l'approccio riunione per riunione. La decisione era ampiamente attesa dagli investitori: l'inflazione dell'area dell'euro è risalita al 3,3 percento, sui massimi di tre anni, con la componente energetica come principale spinta. Per i mercati il quadro che emerge è quello di una stretta simultanea sulle due sponde dell'Atlantico, con lo shock energetico come causa comune: secondo ANSA il verdetto sul rialzo americano potrebbe arrivare già domani dai dati sull'inflazione.
La settimana delle banche centrali
L'appuntamento decisivo è la riunione del Fomc di martedì 15 e mercoledì 16 settembre. A seguire, giovedì 17 settembre, decide la Bank of England: il Bank Rate è fermo al 3,75 percento dal 30 luglio e il mercato non prezza variazioni, con l'inflazione britannica al 2,9 percento. Chiude la sequenza la Bank of Japan, il 17 e 18 settembre, con un rialzo di 25 punti base all'1,25 percento considerato probabile dagli operatori.
Il tutto in un contesto in cui la Federal Reserve di Kevin Warsh ha rinunciato alla forward guidance: nel discorso di Jackson Hole del 28 agosto il presidente ha spiegato di voler cambiare "forma e funzione" delle indicazioni sul percorso futuro dei tassi, invitando gli operatori a trarre le proprie conclusioni dai dati. Senza una guida ufficiale, ogni pubblicazione statistica pesa di più: il CPI di domani è l'ultimo tassello prima della decisione.
Cosa i dati non dicono
Un mese non è una tendenza e le due misure di fondo indicano direzioni diverse: il core è risultato più morbido delle attese, il che suggerisce che i costi energetici non si stanno ancora trasmettendo all'intera struttura dei prezzi, mentre l'indice al netto dei servizi commerciali resta al 4,7 percento, circa il doppio dell'obiettivo della Fed. La divaricazione tra beni, più 1,1 percento, e servizi, più 0,1 percento, mostra che l'accelerazione è concentrata nelle categorie legate all'energia e non diffusa. Il BLS pubblicherà il PPI di settembre il 15 ottobre e i dati PCE di agosto sono attesi il 30 settembre; per il CPI di domani gli economisti prevedono un'inflazione annua in rallentamento al 3,3 percento dal 3,4 percento, con un aumento dello 0,4 percento su base mensile.
Fonti