L'inflazione americana ha rallentato a luglio, in linea con le attese del mercato. Secondo i dati diffusi mercoledì 12 agosto dal Bureau of Labor Statistics, l'indice dei prezzi al consumo (CPI) è salito dello 0,1% su base mensile, dopo il calo dello 0,4% di giugno, portando il tasso annuale al 3,4%, in discesa dal 3,5% del mese precedente.
Il CPI core, che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari, è aumentato dello 0,2% a luglio, portando la crescita annuale al 2,5%, il livello più basso da gennaio-febbraio di quest'anno, quando aveva segnato un minimo di quasi cinque anni. Anche in questo caso i dati hanno rispettato le stime degli economisti.
A frenare i prezzi hanno contribuito soprattutto energia e abitazioni. La benzina è calata del 2,9% a luglio, mentre l'indice shelter, che pesa circa un terzo del paniere CPI, è salito solo dello 0,1%, frenato dal calo delle tariffe di hotel e altre strutture ricettive. I prezzi dei generi alimentari sono scesi dello 0,1%: l'inflazione alimentare annua resta al 2,7%, sotto il dato generale.
La dinamica riflette l'allentamento dello shock energetico legato alla guerra in Medio Oriente. L'interruzione dei trasporti nello Stretto di Hormuz aveva spinto l'inflazione ai massimi di tre anni all'inizio del 2026; il graduale avanzamento dei negoziati di pace ha invece ridotto le pressioni sui prezzi dell'energia, sebbene le trattative restino accidentate.
Il rallentamento dei prezzi potrebbe ridurre la pressione sulla Federal Reserve per un nuovo rialzo dei tassi. Il presidente della Fed Kevin Warsh ha più volte ribadito l'impegno della banca centrale a riportare l'inflazione verso l'obiettivo del 2%, dopo anni di letture sopra il target. Intanto i dati occupazionali mostrano che la crescita dei salari, al 3,2%, resta inferiore al ritmo dei prezzi al consumo.
Per l'economia americana si tratta di un segnale incoraggiante, anche se i timori sul costo della vita non sono del tutto svaniti. "L'economia non è fuori dai guai per quanto riguarda la minaccia che l'inflazione rappresenta per gli americani, ma le pressioni sui prezzi non sono nemmeno brucianti", ha commentato Christopher Rupkey, capo economista di FwdBonds.
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