Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aumenterà almeno al doppio la dimensione massima delle operazioni di buyback di liquidità sui titoli di Stato a lunga scadenza: il tetto attuale di 2 miliardi di dollari per operazione salirà ad almeno 4 miliardi, a partire dal 9 settembre 2026.
La misura riguarda i settori 10-20 anni e 20-30 anni della curva dei titoli a cedola nominale: il Tesoro comprerà più titoli "vecchi" e meno liquidi, sostenendo la parte lunga del mercato obbligazionario. La modifica resterà in vigore per il resto del trimestre di rifinanziamento, fino al 4 novembre 2026, quando il Tesoro fornirà ulteriori indicazioni sulle dimensioni future del programma in occasione del prossimo Quarterly Refunding.
Secondo il Tesoro, l'aumento riflette la volontà di fornire un maggiore supporto di liquidità nei settori nominali a lunga scadenza, dove la partecipazione degli operatori è costante e forte, come testimonia il volume significativo di offerte di alta qualità ricevute di routine nelle operazioni più recenti.
Non è quantitative easing. Il programma non coinvolge la Federal Reserve e non crea nuovi dollari: i titoli a lunga scadenza vengono ritirati dal mercato e sostituiti da nuove emissioni a breve termine, una riorganizzazione della scadenza del debito che però inserisce una domanda poco sensibile al prezzo proprio sotto la parte lunga della curva.
L'annuncio è arrivato a sorpresa: il Tesoro aveva pubblicato il calendario trimestrale dei buyback solo due settimane prima, il 5 agosto. La reazione dei mercati è stata immediata: il rendimento del decennale è sceso di 6 punti base al 4,647%, quello del trentennale di 9 punti base al 5,196%. La mossa arriva dopo una fase di pressione sostenuta sulla parte lunga: martedì il trentennale aveva toccato il 5,323%, il livello più alto dal 2007, mentre il decennale aveva superato il 4,7% e il mutuo fisso trentennale medio era salito al 6,75%.
Le letture degli operatori. John Briggs, head of U.S. rates strategy di Natixis North America, ha sottolineato che il tempismo non è un caso e che la parte più importante è il segnale: se i rendimenti dovessero andare troppo oltre, il Tesoro proverà a contrastarli, e ora il mercato sa dove sono i punti di tensione. Peter Boockvar, chief investment officer di One Point BFG Wealth Partners, ha ricordato che non si tratta di una riduzione del debito: è una riorganizzazione della scadenza dei Treasury.
Che cosa significa per i mercati: a parità di altre condizioni, più domanda sui Treasury a lunga scadenza significa meno pressione sui rendimenti e condizioni finanziarie potenzialmente meno tese, un segnale macro favorevole per gli asset rischiosi, Bitcoin compreso. Le cifre restano però contenute rispetto alla dimensione del mercato: non è il via libera automatico a un bull market, e non è ancora la "stampante accesa". Ma il messaggio è chiaro: il Tesoro sta intervenendo proprio dove la liquidità è più delicata.
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