Dal primo discorso di Kevin Warsh a Jackson Hole da presidente della Federal Reserve arriva un messaggio più netto del previsto: l'inflazione resta troppo alta e il banchiere centrale non esclude nuovi rialzi dei tassi nei prossimi mesi. Nessuna promessa esplicita e nessun calendario, ma anche meno ambiguità di quanto molti si aspettassero. Warsh, in carica dal 22 maggio al posto di Jerome Powell, ha scelto il simposio della Fed di Kansas City, dedicato quest'anno a "Financial Innovation: Implications for Payments and Policy", per segnare il suo centesimo giorno da presidente e definire il suo approccio alla politica monetaria.
Un discorso senza forward guidance
Il filo conduttore è il rifiuto della forward guidance, la pratica di anticipare le prossime mosse spesso usata dalla Fed dopo la crisi del 2008. Warsh ha ribadito che i tassi a breve sono lo "strumento predominante" per raggiungere il doppio mandato e ha chiuso il discorso con una frase destinata a restare: "mi presento oggi impegnato in una disciplina, non in una decisione". Il presidente ha spiegato di volere una Fed "più silenziosa" nelle comunicazioni ma più efficace, evitando che i mercati guardino alla banca centrale per la loro prossima operazione.
Inflazione, il "lavoro da fare"
Sul fronte dei prezzi il tono è netto: la Fed preferisce l'indice PCE, che a luglio viaggia al 3,7 per cento su base annua e al 4,1 per cento su base semestrale. Warsh ha ammesso che gli ultimi dati mostrano un raffreddamento, ma "non mi dicono che i trend sottostanti siano migliorati in modo convincente". Il criterio è secco: "dobbiamo essere fiduciosi che l'inflazione di fondo si stia muovendo verso l'obiettivo, chiaramente e a velocità sufficiente". In caso contrario, "abbiamo lavoro da fare". Il presidente ha aggiunto che l'inflazione non tornerà da sola al 2 per cento e ha ricordato che il 54 per cento dei beni e servizi monitorati dal governo registra aumenti del 3 per cento o più, contro il 32 per cento dei due decenni pre-pandemia.


