Sì, una parte dei miner sta trovando più conveniente destinare infrastrutture ed energia ai data center per l'intelligenza artificiale. E sì, l'hashrate di Bitcoin è sceso di circa il 20% dai massimi. Ma da qui a dire che la sicurezza di Bitcoin è in pericolo ce ne passa parecchio: il mining funziona proprio attraverso un sistema di incentivi e riequilibri che ha sempre riportato la rete a nuovi equilibri.
Il dato
Secondo BlocksBridge Consulting, l'hashrate realizzato di un gruppo di miner quotati è sceso da 368,3 exahash al secondo (EH/s) nel quarto trimestre 2025 a 319 EH/s nel secondo trimestre 2026, un calo del 13,4%. Escludendo Bitdeer, che ha continuato a espandere il mining (+44%, fino a 63 EH/s), la flessione arriva al 21,2%: da 324,6 a 255,9 EH/s.
Nello stesso periodo l'hashrate medio della rete Bitcoin è sceso del 10,6%, mentre la difficoltà è calata del 19,9% dal picco di circa 156 trilioni toccato a novembre 2025: secondo cryptonews.net è uno dei tre cali più profondi dall'era degli ASIC.
Il segnale più chiaro arriva dai bilanci. Core Scientific ha generato 136,7 milioni di dollari di ricavi dalla colocation nel secondo trimestre, contro 27,5 milioni dal mining di Bitcoin. TeraWulf ha incassato 31,9 milioni di dollari dai contratti di leasing HPC, contro 12,8 milioni dal mining.
Perché i miner scelgono l'AI
I contratti per i data center AI rendono più del mining, e in modo più prevedibile. Con costi di produzione stimati vicini a 90.000 dollari per bitcoin e un prezzo spot intorno a 67.000 dollari, i margini del mining sono negativi: molti operatori quotati hanno quindi riallocato energia e siti verso l'AI e l'high-performance computing, finanziando la transizione con debito e vendite di bitcoin.
Non è la prima volta che l'hashrate crolla. Dopo il divieto cinese del 2021, la rete perse una quota enorme di potenza di calcolo per poi recuperare rapidamente, con i miner che si trasferirono all'estero.
Perché il mining non è in pericolo
Il mining funziona per incentivi e riequilibri. Quando il mining è molto profittevole entrano nuovi operatori, la competizione aumenta e la difficoltà sale. Quando i margini si comprimono, alcuni escono, l'hashrate cala e successivamente la difficoltà si adegua, finché non si raggiunge un nuovo equilibrio.
Il dato che mette tutto in prospettiva: l'ultima volta che Bitcoin si trovava su livelli di prezzo simili, l'hashrate era circa la metà di quello attuale. La rete è cioè molto più forte di quanto il prezzo da solo suggerisca.
C'è anche un argomento di decentralizzazione: i miner quotati statunitensi hanno rappresentato oltre il 40% dell'hashrate globale, e una loro riduzione di peso potrebbe rendere la rete più distribuita geograficamente. CoinShares, pur dopo la contrazione, prevede comunque una crescita dell'hashrate fino a circa 1,8 zettahash al secondo entro fine 2026, condizionata a un recupero del bitcoin verso i 100.000 dollari.
Le contrazioni fanno parte del sistema. La vera cosa da osservare è la tendenza di lungo periodo: Bitcoin ha attraversato ogni ciclo e il mining continuerà a esistere finché ci saranno incentivi a proteggere la rete.
Fonti