Lunedì 10 agosto lo yen si è indebolito fino all'1% contro il dollaro, toccando 159,35 per dollaro — la peggiore performance tra le valute del G10 — e cancellando circa metà del rally seguito al raro intervento congiunto delle autorità statunitensi e giapponesi di fine luglio.
USD/JPY è salito di oltre 150 pip nella seduta, superando quota 159,00 durante le contrattazioni americane, secondo il wrap di mercato di investingLive. Il movimento è una sfida diretta al ministero delle Finanze giapponese e al Tesoro USA, il cui intervento congiunto ha finora avuto successo limitato "nonostante una spesa importante", osserva investingLive.
L'intervento — il primo acquisto coordinato di yen da parte di Washington e Tokyo dal 1998 — aveva portato la valuta da circa 164 per dollaro di fine luglio, vicino al minimo di quattro decenni, al picco di 155 di inizio agosto. Secondo un'analisi Bloomberg dei conti delle banche centrali riportata da Livemint, le autorità avrebbero speso circa 53 miliardi di dollari il 30 luglio — il più grande intervento giornaliero mai registrato, se confermato — e circa 34 miliardi di dollari il 31 luglio.
Da allora la debolezza è tornata a farsi strada, mentre gli investitori guardano di nuovo ai fattori di fondo. TradingView News elenca gli ampi differenziali di tasso, i timori sul quadro fiscale e i costi elevati di energia e importazioni tra le fondamentali di lungo periodo che tengono sotto pressione lo yen; Livemint aggiunge l'incertezza geopolitica.
"La risposta relativamente contenuta all'intervento riflette le ragioni fondamentali della debolezza della valuta", hanno scritto in una nota gli strategist di Goldman Sachs, tra cui Kamakshya Trivedi, aggiungendo di aspettarsi "una ripresa delle pressioni al deprezzamento nel tempo, in assenza di un cambiamento delle condizioni globali o di una sorpresa di policy". Lee Ferridge, strategist di State Street, ha dichiarato che "senza un nuovo intervento, la valuta continuerà a scivolare" e che "il mercato è deluso dal fatto che non si sia visto più intervento".
La Banca del Giappone ha lasciato i tassi invariati nella riunione di fine luglio, ma il governatore Kazuo Ueda ha tenuto un tono falco e il summary of opinions ha segnalato rischi crescenti di inflazione, con un membro del board che ha ipotizzato un'accelerazione del ritmo dei rialzi. I trader scontavano circa il 63% di probabilità di un rialzo entro settembre, con un aumento a ottobre quasi interamente prezzato; fonti citate da investingLive indicano inoltre un possibile rialzo nella riunione della BoJ del 17-18 settembre.
Per Alex Cohen, strategist FX di Bank of America, uno yen più forte richiederebbe o un intervento "più deciso" o segnali che la BoJ alzerà i tassi a settembre. "L'intervento sullo yen può eliminare la leva e riallineare i livelli. Ma senza una compressione significativa dei differenziali di tasso, o abbastanza volatilità da rendere il carry meno attraente, valgono le stesse forze che hanno spinto la debolezza dello yen", ha detto Brendan Fagan, macro strategist di Bloomberg Markets Live.
Con i mercati giapponesi chiusi martedì 11 agosto per la festività del Mountain Day, i trader hanno avvertito che una liquidità inferiore al solito potrebbe creare condizioni favorevoli a nuove azioni ufficiali. Gli strategist di Nomura Securities, tra cui Yujiro Goto, hanno scritto che "l'attenzione resterà sulla posizione delle autorità giapponesi e statunitensi in materia di intervento".
Fonti
- Livemint (Bloomberg): https://www.livemint.com/market/yen-weakens-1-erases-half-of-us-japan-intervention-gains-11786394040377.html
- investingLive: https://investinglive.com/news/investinglive-americas-fx-news-wrap-10-aug/
- TradingView News: https://tr.tradingview.com/news/te_news:574230:0-yen-gives-back-half-of-intervention-gains/